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mai fidarsi dei titoli (isabella tramontano)


uomini e donne: istruzioni per (i)l' (dis)uso


12 febbraio 2013

«Ma che romantici, figlio mio: siamo ingravidabalconi» (Giovanni Verga al professor Francesco Guglielmino)

Ahi ahi questi uomini. Questi maschi, meglio.

A tutte le donne auguro - almeno una volta nella vita - di ascoltare un maschio parlare della propria vita sessual-sentimentale extra coniugale (quest'ultimo parametro è fondamentale) liberamente, come se si stesse confidando con un altro rappresentante del "genere": c'è da rimanere basite.
[come, perché sia accaduto a me di avere questa opportunità? be', questa è un'altra storia]

Bene, care donne, noi siamo circondate da uomini che superano di gran lunga il rapporto "7 donne per ogni uomo" che ci affligge facendoci temere la solitudine: gli uomini, alcuni eh, a detta loro hanno circa 15 - e dico quindici - amanti pro capite. Quindici donne preferiscono lo stesso uomo e lui - senza preferenza alcuna (saranno quindici donne dello stesso fenotipo? mh, forse sì) le accontenta tutte.
A sentir questi maschietti, alcune donne si organizzano, preparano imbellettano toccano e strusciano, per avere il loro corpo. Si crogiolano i cari "portatori di fallo senza patente" di essere oggetti sessuali (quindi irresistibili?) e - a volte - anche amati (si può amare qualcuno che sta tradendo qualcun'altro?). E poi quanto sono carini quando - dopo aver raccontato particolari con maggiore o minore minuzia, dipende - bloccano tutto con la frase "eh, però io sono chiaro con tutte, eh... c'ho famiglia (stile mendicante)"? Ancor più teneri quando raccontano romanticismi anacronistici, acrobazie impossibili, nudità fuori stagione, disinvolture agresti post-coitum con parentado a seguito.
Ad ascoltare questi uomini dalle innumerevoli donne vedi il tempo dilatarsi, la costruzione dell'ego che ti aspetti in un adulto andare in frantumi, anni di cattiva letteratura riaffiorare, il sesso mortificato e le seduzione ridotta da una partita a poker a un banale rubamazzetto.

Certo, può essere tutto vero, forse sono io ad avere poca fantasia o a presumere che la molteplicità sessual-sentimentale sia poi più facile per una donna (sì); va bene, sono sempre stata poco romantica e molto indaffarata; probabilmente - e chi lo può dire - sarò pure capitata inconsapevolmente in qualche quindicina, ma boh.

intanto non m'affaccio più al balcone







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14 febbraio 2012

Quando si "sente l'America": parole d'amore e di piacere. Io sono romantica - San Valentino

Gli innamorati si amano, ma ’è difficile capire cos’è questo sentimento.
In un film del 2004 – “A+R” – una deliziosa Vanessa Incontrada recita: “l’amore non esiste, per questo lo facciamo”.
Diciamo, per amore di precisione e di empirismo, che gli innamorati sono quella categoria umana che fa all’amore.

Come si attua un amplesso è una nozione più o meno nota a tutti, è una questione di incastri e di posizioni, le quali nel numero sono inversamente proporzionali agli acciacchi dell’età. Questo per quel che riguarda lo “scopare” nel senso etimologico (scopeo = guardo).

Anche gli altri sensi sono coinvolti nella pratica amorosa: l’olfatto, pure se frasi “adoro l’odore della tua pelle” sono, per me, poco credibili: troppo new age e dovrebbe bastare un odore di pulito (e nemmeno sempre, volendo). Poi c’è il gusto, ma anche sul coinvolgimento di questo senso ho qualche perplessità. Poi abbiamo il tatto su cui c’è poco da dire, e l’udito.

Tutti, anche i sordomuti, emettono qualche rumore e percepiscono le vibrazioni di un’emissione vocale. Anche nella persona più silenziosa il respiro si fa più frequente quando sta per raggiungere il piacere. Tutto dipende dal sistema nervoso simpatico, che regola gli organi involontari, quelli della respirazione. Quando stiamo per provare un profondo piacere grazie al nostro amato, simpaticamente i nostri polmoni si contraggono e dilatano più velocemente, il battito cardiaco aumenta per l’iperossigenazione, il sangue irrora i corpi spugnosi, noi ci dimeniamo più che possiamo. Tutto questo ambaradan non può che farci affannare e come nessun corridore riesce a farlo silenziosamente, nemmeno gli amanti ne sono capaci.
Il gemere è la categoria non censurabile nella gamma di suoni dell’ammòre.

C’e’ poi la vocalizzazione, ossia l’emissione di suoni non articolati: gli “aaaahh, oooohh, uuuuhhh”, che forse sono involontari, ma che io sospetto propri di persone con poca fantasia.

La categoria più importante, diffusa (anche escludendo l’universo del sesso telefonico), divertente è quella della verbalizzazione, ossia la pronuncia di parole di senso compiuto, articolate a volte in frasi specifiche.
La verbalizzazione ha tre sottocategorie.

Parole sporche: parole che fuori contesto orizzontale possono non essere sconce (es. venire, ingoiare ecc); altre riferite a parti specifiche del corpo e ad azioni non lesive (o non troppo) dirette a quella parte, tipo mordere, aprire.
La lunghezza dei termini di questa classe che chiamiamo “sporca” varia a seconda della radice linguistica: nei paesi anglosassoni sono solitamente monosillabi (ass, piss, cunt ecc.), nei paesi in cui si studia il latino obbligatoriamente è facile trovarsi ad ascoltare frasi tipo “mi fai un cunnilingus?”. Anche dalle nostre parti si ama la sintesi, quando usiamo espressioni di implorazione che ricordano le giaculatorie: ripetiamo con fervore la preghiera breve “siiiì siiiì”. Può anche capitare di sentirsi dire ciò che sta accadendo, ossia di ascoltare l’altro rammentarci l’evidenza con un “sto venendo”, perché per alcuni il dire l’atto in atto è godimento.
In passato (passato passato) erano gli uomini a guidare la partita dello scarabeo zozzo, ora c’e’ una bella sfida tra i sessi. Oggi le donne per indicare il proprio organo usano meno tessere che se scrivessero “farfallina”, ma fanno più punti.

Il problema delle parole sconce non è la qualità, ma l’opportunità: bisogna sapere quando dirle, altrimenti si diventa volgari e si potrebbe avere l’effetto opposto a quello sulfureo. E’ stato rilevato che anche sottrarsi al linguaggio sporco può spegnere il fuoco, quindi non si può rispondere a un “cosa mi stai facendo?” con un “ti tocco il biscottino”, è quasi illegale.
Piace il turpiloquio secondo alcuni perché ricorda l’adolescenza, quando leggere – sui muri, sui giornaletti – portava all’eccitazione per un mondo sconosciuto. Per altri specialisti utilizzare parolacce durante il coito con la persona amata porta piacere semplicemente perché si trasgredisce dall’amore puro.

Parole d’amore: sono importanti, anche quando sono mixate con quelle scurrili. Soprattutto le donne provano piacere a sentirsi dire che sono belle, uniche e insostituibili in quel preciso momento. Queste manifestazioni di affetto sono richieste soprattutto nella fase intermedia del rapporto – il plaetau – quando ci si occupa di mantenere l’eccitazione, prima della risoluzione e dopo la stimolazione. Anche gli uomini hanno bisogno di coccole sonore: adorano sentire il proprio nome di battesimo durante l’orgasmo (quindi, donne, prima di fare l’amore, come un mantra silenzioso dite: “Antonio Antonio Antonio”) e gli piace proferire parole di sapore infantile tipo “bimba mia, piccola”, quasi a voler tornare a un’età senza ansie con la propria compagna.

Parole guida: secondo un luogo comune sono una prerogativa della donna che cerca di indirizzare l’uomo verso gli infiniti e reconditi punti sensibili del proprio corpo. Qui ci vuole una parentesi filmica: chi ricorda “tutti giù per terra”? C’ è uno spaesato Mastandrea che non solo desidera un nome più semplice per il clitoride, ma anche una mappa per trovarlo. Gli uomini non amano ascoltare queste donne TOM TOM – “gira a destra”, “altri dieci centimetri più su” -, ma vogliono dirle, soprattutto quando gli si pratica la fellatio, quasi a volersi tener stretto l’ultimo scampolo di controllo.

Esistono poi parole guida alle quali nessun genere sessuale deve rinunciare, quelle del disagio (quando sono cosi’ saggia mi odio). Se qualcosa ci imbarazza o ci fa male, bisogna parlare: il sesso si fa in due, ma se uno solo soffre non vale.

Aggiungiamo una categoria di parole suscettibili di fraintendimento, tipo “no” con la o allargata o “oddio”. Nel primo caso non si vuol fermare alcunché, ma trattenere una sensazione sublime che scivola via. Per quel che riguarda “oddio” e simili, non si sta bestemmiando piuttosto si sta manifestando un personale collegamento alla trascendenza dell’amore nell’accezione divina”. Si dice. Anche frasi tipo “mamma mia” non devono farci temere complessi di Edipo che si stanno risolvendo in quel momento.

Il respiro, la vocalizzazione, la verbalizzazione, anche se di matrice diversa, hanno l’effetto secondario (primo: eccitare) di“rassicurare”, il pensiero che ne scaturisce è: lui/lei c’ è e sta bene (per alcuni “evviva, questa respira”).
E se c’è silenzio? Se si vuole il silenzio? Potrebbe non esserci nulla di male, ma si potrebbe incorrere nel dubbio “sta pensando a un altro/a?”. Può accadere che venga chiesto a un partner di non parlare perché interferirebbe con il rapporto fantasioso e parallelo che si sta avendo nella propria mente con una persona diversa. Lo sostengono alcuni psicologi e molti fidanzati paranoici.

Tra i rumori che accompagno il fare all’amore si può contemplare la musica.
Alcuni studi affermano che la colonna sonora preferita sia la musica rock, per il ritmo incalzante, gli assoli di chitarra perforanti, i bassi cavalcanti. La chitarra può essere vista come un simbolo fallico per la tastiera o come una donna per la cassa armonica. Ciò che un batterista possa fare con “quelle bacchette”, la percussione in sé, possono essere erotizzanti. Oggi, credo, sia preferita la musica dubb. Una vecchia scuola sempre in voga preferisce il jazz, per la scivolosità dei fiati (per la metodologia del suonarli), per l’imprevedibilità dei pezzi. I tanghi, le milonghe, le bossanove stanno prendendo piede. Non immagino qualcosa di sensuale con una sonata di Mozart, ma vai a sapere.

La letteratura italiana non erotica o esplicitamente provocatoria (cfr Aldo Busi) si è mai occupata dei suoni dell’amore? Ebbene sì: penne quali quelle di Goffredo Parise ne “Il fidanzamento, di Domenico Rea in Ninfa plebea, di Cesare Pavese in Lotte di giovani e di Alberto Arbasino in Le piccole vacanze hanno descritto rantoli con estrema perizia.

La filmografia dopo gli anni ’60 si è sdoganata, anche in film di autore è possibile sentire (oltre che vedere, ovviamente) le parole del sesso: gli unici film che danno una pessima versione della musicalità erotica sono gli hard core, dove ci si accoppia davvero però si mistificano le “battute”.

Dopo tutto questo excursus sulle parole del fare all’amore, molte donne potranno fingere senza essere scoperte, molti uomini vivranno ogni rapporto con l’ansia che lei stia simulando, molti lui chiederanno a lui a chi sta pensando e lei a lei di risparmiare lettere allo scarabeo talamico.
(Ovviamente io sono illibata).

[un particolare ringraziamento a Luciano Spadanuda, autore del libro “L’urlo del piacere”, Coniglio editore]




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13 dicembre 2011

"Rivederti è pleonastico, magari per un tè/dondolarci utopistici in un sogno démodé/T'ho incontrata domani per dirti cosa non saprei/mi sembravi fantastica, ora non ci giurerei/Ma che razza di flirt/E sul tema del flirt eccessivo fu il sax" (S.C.)

 

 

Esistono delle giornate nella vita di ognuno in cui il Passato viene addosso come un elastico teso teso e lasciato all'improvviso - tac - e prende dritto in fronte. E viene da ridere.


Pensi: perché oggi non do a
Ieri lo stesso significato che gli davo ieri? Per quale motivo ne faccio ironia come se nulla fosse? Come mai il mondo di questa persona fa capolino nel mio proprio oggi, dopo 1200 circa (a numeri rende bene) giorni di assoluto oblio, con eccezioni premestruali?

Poi passi, se hai un po' di fantasia, ai Massimi Sistemi e ti domandi: due individui mi parlano della stessa persona, pirandellianamente in modo diverso: e ora?; si usa ancora l'espressione "è una in gamba" dopo il trentesimo gentiliaco alle soglie del 3000 d.c.?; l' ironia - in generale - può sembrare altro o è lampante che si ride di questo pianeta che ruota e si rivoluziona chissà quante volte mentre dormiamo, ma resta comunque piccolo come una palla da ping pong, di quelle che perdi o schiacci o ci disegni occhi e bocca per farne pupazzetti? E' giusto, se non si è Paolo Conte o gli Eva mon Amour continuare a voler strimpellare pubblicamente retribuiti magari? "Giusto" per chi ascolta, intendo. Quindi euclidei (distanza): ma sono veramente importanti la lunghezza del curriculum e quella del pene? Se sì, misurate tutto in "pollici", rendono di più.

Infine ti guardi l'ombelico e socratica ti chiedi: io, tra i mille impegni, seria o dissacrante, stamattina
affettuosamente legata al ricordo
e stasera "schiattata in corpo" (invidiosa?), quante pedalate devo fare sulla mia bicicletta atala per far capire che sono lontana abbastanza da riderne e sufficientemente vicina da riderne?

intanto canticchio:
"Ora pranzo da solo in un lurido snack
un cretino mi dice "Dottore il caffè"
tra un panino e un frappè"

 


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8 giugno 2011

"potevamo prenderci per mano, ma tu la mano l'hai nascosta nella tasca/ potevamo prenderci per culo, ma tu il culo l'hai nascosto sulla faccia

potevamo darci un altro appuntamento/
di quelli in cui si ritrova più sinceri/
e ti avrei detto
scusa se ti ho amato solo fino a ieri"
(Eva mon Amour)


Sono alcuni mesi che il Passato ritorna, sarà colpa di Facebook o del numero di cellulare che è sempre lo stesso e così la mail, o del fatto che non è poi strano ogni tanto ricordare. E ricordare da soli per alcuni è "orgoglio", mentre per me (e per chi mi ha chiamato) è soltanto una triste masturbazione.

Esiste tutta una cattiva letteratura amorosa che recita "quando è finita, è finita" oppure "adesso c'è lei, lei e basta", con un crescendo che arriva a "che la terra ti sia lieve" (una volta una persona ha detto proprio così!) e tutta un'altra Cultura che invece guarda la questione da un altro punto di vista.
Ed è la mia.

Amarsi non è un dovere, non amarsi più non è una colpa.
Essersi amati - più, meno, abbastanza - è soltanto e proprio una bella fortuna.
Amarsi è una Storia, e io - e quelli che la pensano come me - le storie non le dimenticano, come non dimenticano i viaggi, i libri, le canzoni. A volte, quelli come me prendono un treno e tornano in quei posti, rimettono quel ciddì, rileggono alcune pagine di quel romanzo. Quelli come me si sorprendono, con un sorriso, di quanto sia cambiata quella piazza o sempre bella la tal canzone, ingiallita pagina 121. E risentono i passati amori con tenerezza; senza tante domande, recriminazioni, voglia di rivalsa, con quella tenerezza sentono ancora la persona che era lì con loro allora: gli dicono (via Fb, mail, cellulare) "ehi, sai? ti ho pensato", sereni, perché quella persona l'hanno amata, ieri. Ieri.
Ieri non c'era Lui, non amavi come sai farlo oggi ed eri diversa ma sempre tu; avevi un'altra vita in testa, ti arrabbiavi sbraitando e ora magari lo fai piangendo, gioivi saltando e invece - chessò - adesso fai una giravolta. Quelli come me nel ricordare "assieme" non ci vedono proprio nulla di male.

C'è sempre il terzo polo: chi dice di aver dimenticato o di non ricordare mai. Non resta che dire che ognuno ha la memoria che merita e infatti esistono i "negazionisti".


a quelle come me Lui dice: "ehi, è qui che abita il tuo ex, che c'è? te ne sei dimenticata?

e sorride




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14 febbraio 2010

io, romanticona


CONTINUA QUI

(V.M. 18)


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27 agosto 2009

intervallo #2 - aspettative adattive

Ho riflettuto molto e quando io penso, eh.

Mario e Mària si mettono assieme. Quando accade se ella si accinge al rapporto convinta di aver trovato l'uomo ideale, oltre ad avere qualcosa che non va, investe Mario di certe incombenze.
Se i due si associano molto consapevoli della loro imperfezione, ello ha altro con cui avere a che fare.

i) se Mària pensa di avere l'uomo d'oro tutto per sé, allora Mario non deve deluderla.
ii) quando Mària sceglie Mario ripetendogli i suoi congeniti cronici incancreniti difetti, allora ello deve essere attento a non illudere.
D'esser migliorato.

le donne non amano, in nessun caso, tornare indietro




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14 luglio 2008

istruzioni per le ex di ex, risorti a nuova vita

tutti o quasi abbiamo degli ex, chi più chi meno.
razza strana, soprattutto se l'ex e' uomo.
l'ex fidanzato e' un uomo che solitamente si e' rifatto una vita - altrimenti non sarebbe ex, ma starebbe ancora aggrappato alle vostre mutandine -, e solitamente ha messo a frutto tutti i vostri consigli, prima disprezzati poi fatti questioni di vanto. veste come voi per anni avete pregato facesse, parla un idioma comprensibile come avete sperato, ha la risolutezza che voi gli avete infuso con i vostri "studia..", "mangia", "lavora.." "leggi..". etc. ha, inoltre, una vita normale, e per normale si intende: non si droga, non grida, costruisce, mentre a voi son toccate le macerie della sua irrequietezza, i suoi conati di vomito, la sua vita spericolata.
ma la caratteristica principale degli ex (e diciamolo senza riferimento ad alcuno, ma a tutti), e' l'angelica, innocente rimozione di voi. vi rimuove perche' siete state zocccole (quando ci vuole, ci vuole, e già che ci sono: ma loro, sempre fedeli?), perche' avete ingenuamente offeso la sua sagrada famiglia, perche' la nuova lei si potrebbe fare domande socratiche sulla vostra presenza nella sua vita (ignorando che siete felicemente accompagnate, e che semplicemente siete per il riciclo - da ex a conoscente, che male c'e'?; e soprattutto: "ciccia, mi sei simpatica, ma sai che ci siamo lasciati e allora ci sarà un perche'?" ).

e questo punto vi rende incredule, vero? vi viene proprio ora la voglia matta di fargli le domande taciute, dirgli le intuizioni su corna omesse, di assolvere la sua famiglia, eh?
ma no, perche' lui - quello che per una trombata ne ha ignorate altre cento senza di lui, quello che vi ha sfracellato la pazienza con le sue canne, colui che si e' vendicato con meschinità e inconsapevolezza, colui che ignora che voi ci siete state ma lui meno - lui, proprio lui, adesso ha una nuova vita.

dopo l'incredulità, calme, verrà un sorriso sornione, una dolcezza inconsueta verso voi stesse:

avrete chiaro di aver fatto una buona azione per la società stando con lui e rieducandolo




18 febbraio 2008

isobel a.k.a. michele apicella

Ieri e' stata una giornata in cui la mia identificazione morettiana ha - credo - raggiunto il proprio apice.
GIà compro maglie e scarpe in serie, e cerco di farmi un'idea delle persone dai gusti del gelato che scelgono, ma ieri.
Uno dei miei migliori amici ha scoperto, lui traditore, che la moglie lo tradisce. Poi la mia istruttrice di spinning mi descrive un pianto di un'ora e mezza dell'ex fidanzato. Non c'entro un emerito niente ma ho sofferto per queste storie (non ho mangiato nutella come Moretti). Detesto le relazioni che finiscono male, mi fanno sempre uno strano effetto. Penso sempre che sia più semplice amarsi che odiasi, stare assieme che lasciarsi. Sarò pigra (malgrado la bike). Tifo per le coppie, l'ho fatto anche quando ero l'amante: sempre molte attenzioni per la consorte, della serie "l'hai chiamata?", "no, a casa tua no, lei poi...". Tifo per qualsiasi coppia, in cui rientro e in cui non, di amici, parenti, conoscenti. Per gli ex fidanzati prego addirittura: "fa che lei non lo lasci, dovesse avere, lui, un amarcord". E' che le coppie mi piacciono, perche' mi piace fantasticare sul figlio che faranno, le noie che li assaliranno e le gioie che li sorprenderanno. Come Michele Apicellafaccio il gioco delle deduzioni con le persone? e un partner dà elementi in più.
Poi sedurre un uomo sposato, ma sposato con convinzione, dà molte più soddisfazioni.

ora fantastico su cosa accadrà fatti i novanta scalini
e dell'ammòre non ho mai capito molto

"
Che cos'è l'amor?
è la Ramona che entra in campo
e come una vaiassa a colpo grosso
te la muove e te la squassa
ha i tacchi alti e il culo basso
la panza nuda e si dimena
scuote la testa da invasata
col consesso dell'amica sua fidata"
(v.c.)




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25 luglio 2007

tutta questione di sound - prontuario per l'uomo moderno

Giovane uomo,
e giovane ti senti fino ai 50, anche se la pancia ti si poggia impunemente sul pube;
e giovane ti senti pure a 40 anni, anche se sei più fesso del 50enne divorziato, infatti la famiglia a carico ce l'hai ancora;
e giovane ti senti finanche "nel mezzo di cammin di nostra vita", anche se il tuoi capelli sale e pepe più che interessante ti fanno attempato e - si', io che ti conosco, o razza, te lo posso dire - la tua ripresa non e' più quella del tempo che fu;
e giovane dentro a 30, noncurante che i 30 sono troppo vicini ai 35 e i 35 ai 40 e i 40 ai 50, e lontanissimi da quelli che aneli: i 16;

tu, giovane uomo, ricorda che io, giovane donna (ma veramente giovane, come direbbe elio: "super-giovane")
se voglio stare con un ragazzino sono nella "fascia" giusta: perche' scindere carrozzeria e temperamento?

e poi d'estate, cari uomini che vi appropinquate agli -enta e oltre

dimentichi che noi giovani donne siamo riscaldate dalla brezza che viene da mari lontani; consapevolmente ignari che del vostro calore corporeo non sappiamo cosa farcene ("a fare l'amore ci vuole coraggio"); illusi che i vostri "ritorni" non puzzino come un sarago andato a male e che i vostri abbandoni non avranno lo stesso tanfo a settembre; convinti che durante questi periodi bisogna divertirsi per forza (secondo voi, adolescenti geneticamente modificati) e adesso scoprite tutta la vostra solitudine (ma non siete soli, e' che alla vostra età avete semplicemente sbagliato compagnia: droga e rock negli -enta e oltre si sposano male con il sesso) e ci cercate;

voi, tutti, voi voi, che ce l'avete con noi giovani donne,
come avete fatto a dimenticare il caro ritornello che un anno fa vi cantavo sempre in nome della mia categoria, e che fa più o meno cosi'?

Nun me scuccià, nun me scuccià
cerca di stare almeno un'ora senza parlà
nun me scuccià cchiù
tanto muore pure tu, ah ah ah, yeah
Nun me scuccià, nun me scuccià
coi tuoi discorsi intellettuali senza onestà, eah
nun me scuccià cchiù
tanto muore pure tu, tanto muore pure tu, eah, no no no







permalink | inviato da quartadicopertina il 25/7/2007 alle 17:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (45) | Versione per la stampa


10 giugno 2007

rapporti lavorativi (con contratto anomalo)

"cerco te, ma tu chi sei? di chi sei, di chi sei?
di chiunque tu ora sia, solo mia non sei
"
(v.c.)


Un lui e una lei, ex-fidanzanti, ma amanti. Lei rea di aver avuto due fidanzati per un po' di tempo, e di essersi trastullata con altre persone, nel periodo di concubinato.

lei: ma se vai con altre me lo dici?
lui: che fai, mi metti regole che tu hai già infranto?
lei: si', lo so, faccio tutto io... ma guarda che per quelle storielle io ti ho chiesto il permesso, ti ho detto:"guarda che io vado... vedi che sto andando"... tu niente!
lui: si', te lo dico... comunque non credo, basti tu a rompere i coglioni
lei: ecco, ora mi puoi capire! se una fidanzata o pseudo e' faticosa immagina averne due. Io in quel periodo mi sono stancata: fedele a due persone (!), non sbagliare nome, regalo a uno e all'altro, telefonata all'uno e all'altro... un lavoro!
lui: ma per caso vuoi la buona uscita??
lei: eh, magari. Però aspetta, devo informarmi sul TFR.

la tipa e' sublime: una che scherza sulle malefatte rendendole leggere a se stessa e a lui, non può essere che un tesoro di ragazza. Il tipo e' senz'altro intelligente, le vuole bene, la riempirebbe di mazzate se lei non avesse una faccia da scimmietta (e gliela desse, senza problemi), se non sapesse che anche lei gli vuole bene.

Ah, lei sta pensando di sposarsi (d'estate si sposano tutti...), ma non sa con chi. Ha - a parer suo - però un unico problema: non sa da chi farsi accompagnare all'altare: i due ex si sono gentilmente proposti.

pur di vederla felice...
(con un altro)





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