.

quartadicopertina
mai fidarsi dei titoli (isabella tramontano)


Diario


26 gennaio 2012

Il lettore che vorrei

Non scrivo per professione, non sono una scrittrice e non voglio diventarlo, ma lavoro con I Libri.

Ho curato un'antologia, faccio l'editor, ma non è scrivere. Sono anche stata una di quelli che - dopo il “parto”, quando il figlio/libro è stato ripulito vestito allattato – lo porta a passeggio. Per “mestiere” ho stabilito chi doveva averlo tra le mani, ho saputo chi probabilmente l'avrebbe letto, cosa ne avrebbe forse pensato (ero molto mirata). Ogni singola scelta di invi(t)o che facevo era una sorta di “moltiplicatore”: se il libro piaceva e quel lettore putativo ne parlava, allora la stessa copertina, le tot pagine, le bandelle, avrebbero avuto altre impronte digitali, diverse da quelle a cui potevo dare un nome e un cognome.

Per questi miei mestieri, mi sono inventata un gioco, che faceva in altra veste Fellini quando divenne fumettista per La Domenica del Corriere: cerco di immaginare chi sarà a leggere i libri che ho curato o inviato (quelli che sento più miei).

Il mio lettore ideale deve tenere il libro con una sola mano, facendo combaciare le pagine dispari con le pari, deve piegarlo su se stesso. Nell’altra mano deve avere una penna o una matita, per lasciare tracce del proprio passaggio tra quelle pagine, quasi fossero strade parigine libere ai writer. Mentre legge deve distrarsi soltanto per raccogliere il segnalibro che ogni tanto scivolerà via. Deve avere un segnalibro diverso per ogni romanzo, della libreria in cui l’ha acquistato. I segnalibri carini deve collezionarli e tenerli come reliquie. Se non ha il segnalibro deve avere un’accortezza: fare l’“orecchietta” una volta nell’angolo in alto e un’altra giù, affinché il libro non diventi cicciotto in modo deforme. Deve, il lettore dei miei sogni, alla fine del viaggio di carta, scrivere nome (il suo) data e luogo in cui ha flirtato con l’anima papiresca. Se non gli è piaciuto non lo deve fare, no, perché i libri o li ami o li disconosci (per molti ci vorrebbe l’oblio). Vorrei che leggesse in ogni luogo, che plasmasse quasi le proprie abitudini per farlo: superare l’imbarazzo della solitudine su una panchina, prendere il treno e non l’aereo soltanto per sentirsi giustificato nell’(in)attività del libro, comprare una borsa più grande per averlo dietro sempre. Vorrei che il libro del mio lettore fosse sporco, avesse odori e macchie dei luoghi in cui è stato portato: un viaggio viaggiatore, ecco. Il proprietario non deve avere l’amore da clichè per il profumo del volume intonso. Il mio lettore deve essere espressivo, deve avere un viso con una bella mimica facciale, che ha il suo trionfo proprio mentre legge: deve sorridere, corrucciarsi, dire quei “no” sussurrati come a scuola mentre suggeriva all’amico interrogato. Non deve arrivare mai ad avere libri sul comodino, e non perché li finisce in una notte o legge soltanto bignami della narrativa, ma perché si addormenta mentre legge. La mattina deve cercarlo sotto il letto, il libro.

Il mio lettore deve contaminare il libro. Con la propria immaginazione, con tre aggettivi per definirlo, col dissenso e con la tolleranza. Deve osservarlo come si fa con un nuovo amore, notando i piccoli particolari, le virgole di troppo, quelle che avrebbe aggiunto, i punti che “ci sarebbero stati proprio bene”. Quando ha tempo vorrei avesse il desiderio – e lo facesse per davvero –  di rileggere alcune pagine, i passi che ha sottolineato. Il mio lettore pensa ancora un po’, qualche giorno, a ciò che ha letto. Lui guarda con un occhio diverso ciò che lo circonda dopo ogni libro, chissà perché. Ha una strana presunzione come di chi ha vissuto tanto, chissà percome.

Il mio lettore ideale legge perché non potrebbe fare altrimenti. E alla parola “fine” ha una dolce stanchezza.

“Uomini capaci di parlare di baseball
e di pugilato mentre parlavano di libri.
E parlare di libri come se ci fosse qualcosa in gioco.
Che non aprivano un libro per adorarlo
o per sentirsi nobilitati o per dimenticare il mondo che li circondava.
No, che “boxavano”col libro”

(Philip Roth – Ho sposato un comunista)

sfoglia     dicembre       
 
 




blog letto 184160 volte
Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom

COSE VARIE

Indice ultime cose
Il mio profilo

RUBRICHE

Diario
quarta § libri, libri, libri
nota del giorno • musica, maestro!
heart and cash # l'anima dell' economia
le pizze ÷ shh, inizia il film...
la mia amica idrocefala ® la televisione
B&B @ blog e bloggers
uomini e donne: istruzioni per (i)l' (dis)uso
clik clak: isobel reporter

VAI A VEDERE

ciò che ti pare
e piace


 













-----------------------------------------------------------------------
Statistiche

CERCA