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è che nemmeno la punteggiatura voglio mettere come si deve (Chomsky)

è che fa caldo, è che le zanzare esistono e magari è giusto che sia così; è che il sole si muove troppo velocemente tra un'oasi urbana e l'altra; che un complimento scoccia quanto un'offesa se il tasso di umidità supera il 50%, è che amiamoci ma l'onanismo col sudore va meglio, no? e il blog non funziona, e partire mi va, è che non voglio tornare; le mura, dove sono le mura di questa città? essì, se proprio devo tornare voglio trovare tutto diverso. La mia soglia di tolleranza alle gesta originali banali normali è bassissima; non sopporto i tacchi (altrui) che superano i 3 centimetri sul livello del mare e quella pelle (sempre altrui) bruciata dal sole ma "no no, io i capelli non li bagno". Detesto la noia altrui, "perché quella di un altro non vale", la mia perché vale ancora meno e viene sempre - oddio oddio - scambiata per interesse. Come si fa, come si fa cazzo, a non capire che è solo strafottuta noia? E mi mancano le scale mobili di Piazza Dante, la metro di Roma e quella di Parigi con pochissime scale mobili; mi mancano i tamburi del palio, la spiaggia della Chiaiolella e il fruttivendolo all'angolo, prima della sabbia. Mi mancano i "vecchi antichi" e i bambini sudati con le macchie di mercuro cromo. Mi mancano uomini sorprendenti, come l'autore che sto leggendo e che - sì - mi ha baciata a via Chiaia, e donne sfatte come dopo l'amore che parlavano di statistica come fosse l'ultimo gossip. Mi mancano tante di quelle cose, mentre il sole è arrivato sulla mia oasi urbana. mi prende al collo. Lama rovente, cazzo.

Pubblicato il 6/8/2013 alle 16.47 nella rubrica Diario.

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