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"And no one dare/Disturb the sound of silence"

Dopo 2765 possibilità di comunicare qui - troppo spesso colte, mi sa -, oggi mi rendo conto di quanto sia stancante volerlo fare. Più che stancante, ecco, oggi come oggi il farlo ha un sapore di presunzione, di narcisismo, di autocompiacimento, di inutilità. 

Ci sono troppi modi per comunicare e tutti comunichiamo. Meglio peggio, ironici o profondi, ma siamo sempre lì a palesare il nostro pensiero. E abbiamo un pensiero per tutto, e confondiamo la libertà di averlo col dovere di dirlo. Sì, ci si riferisce agli amici; no, non siamo obbligati a leggere, ma mi chiedo dove sia finita l'intimità - la nostra e la gelosia per essa -, il desueto "pudore". Tra le righe, con faccine, in quattro paroline o con una citazione, ci si svela così, a tutti (a tutti gli amici, gli amici degli amici e i conoscenti degli amici degli amici; si resta impressi sullo schermo di un telefonino che passa da una mano a un'altra - chi può dirlo? si resta impressi così), con l'incosciente spunta sui parametri della nostra "privacy".
Altra cosa: visti i nuovi mezzi, siamo estremamente sintetici e istintuali: penso, dico. Passata la moda del blog, i nuovi post vogliono meno cura (chi può sbagliare in 180 caratteri?) e - se volessimo dargli un valore maggiore - spiegano e contengono meno. Sì, forse è la poca cura che mi scoraggia di più: non si cercano le parole giuste per esprimere un stato d'animo, si va sull'emoticon; non si va accapo, fai invio e poi un altro post; un cerchietto verde indica che siamo disponibili a parlare o un timer dice da quanto tempo non lo siamo; una spunta dice se abbiamo letto, però non abbiamo risposto. E non ci raccontiamo più storie, facciamo la cronaca della nostra vita. Non mi basta.

Rimpiango i blog, dove si sceglieva un titolo per i propri pensieri e anche i propri pensieri; mi mancano le mail, con un oggetto e un ricercato congedo; le lettere con l'indirizzo di casa mia e il male alla mano del mittente, che era un "mitt" in alto a destra, con luogo e data di proprio pugno; anche gli sms, di quelli divisi - 1/3 2/3 3/3 -, che facevano attesa mia, fatica tua, anche di quelli ho nostalgia.
Ho nostalgia del telefono di casa, delle corse per rispondere, di me seduta accanto all'apparecchio in lacrime e "no, non alzo la cornetta: è lui", del "mammaaaaa eeeeè peeeerrrr meeee", dell'anonimato svelato subito, ma per un attimo anonimato. 
Mi manca qualche "non lo so, non ne ho idea", qualche silenzio, i "chissà adesso dove sarà", la sensazione di essere andata dove nessuno sa. Anche il senso di impotenza che dà il "non detto": pure quello vorrei ci fosse ancora.
Non sempre, ma. E ho perso un'altra occasione per non comunicare, anche io.

pochi giorni fa ho spedito una lettera in belgio



Pubblicato il 19/12/2013 alle 17.44 nella rubrica Diario.

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