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le ragazze dell'est

Il giovedì è il giorno della "polacchità" a N.I..
Le donne dell'est hanno il loro pomeriggio libero oggi e riempiono bar, occupano panchine, mi fanno sentire a Cracovia con la loro lingua sillabosa.
Hanno un profumo sempre troppo forte e troppo dolce, e le labbra con i rossetti opachi anni '80. Loro mi ricordano che esiste l'ombretto celeste e la solidarietà femminile, il fucsia e la conversazione vis à vis.
Una signora anziana pensa che "essere polacca" sia un mestiere, alla sua ha chiesto: "da quanto fai la polacca?".
Io ho conosciuto la prima vent'anni fa e mentre stirava diceva "tua mamma è una zoccola" in polacco, ne sono certa. L'ultima, qualche anno fa, devo averlo pensato di me, ma in russo. Sempre est è.
Il mio professore di sociologia ripeteva spesso che ci avrebbero rubato gli uomini, però mio padre se ne è andato con la vicina di casa, nata e cresciuta vicino casa mia. Pasciuta qui, a casa mia.
La prima volta che ho capito che esisteva un est è stato quando l'Ucraina è stata abolita (o è stata costituita) e in tivvù si sentiva una contadina gridare "UCRAIIIIINAA UCRAIIINAAA". L'ultima oggi che è giovedì. Me ne dimenticherò, dell'est, e giovedì prossimo me ne ricorderò di nuovo, del giovedì e dell'est.

Le ragazze dell'est di Claudio Baglioni mi piace un sacco.

Pubblicato il 16/2/2015 alle 17.35 nella rubrica Diario.

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